Suno ha appena pubblicato un comunicato che secondo me merita attenzione, soprattutto da parte di artisti, produttori e addetti ai lavori. Perché, al netto delle formule da comunicato stampa, racconta molto bene la direzione che sta prendendo il mercato della musica generata con l’intelligenza artificiale.
Suno ha annunciato una partnership strategica globale con Believe e TuneCore. Per chi non conoscesse bene questi nomi, Believe è uno dei grandi operatori internazionali della distribuzione musicale e dei servizi agli artisti indipendenti, mentre TuneCore è la piattaforma attraverso la quale migliaia di artisti distribuiscono autonomamente la propria musica su Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube e sulle altre piattaforme digitali.
La prima cosa interessante è che fino a poco tempo fa il rapporto tra questi mondi era molto diverso. È Suno stessa a ricordarlo: all’inizio dell’anno Believe e TuneCore avevano dichiarato che non avrebbero distribuito musica realizzata attraverso modelli di intelligenza artificiale che non rispettassero determinati standard. E Suno, in quel momento, rientrava proprio tra i sistemi che non superavano questi criteri.
Oggi, invece, Suno, Believe e TuneCore annunciano una partnership.
È evidente quindi che qualcosa si sta muovendo.
Suno spiega di aver lavorato negli ultimi mesi alla nuova generazione dei propri modelli, confrontandosi direttamente con l’industria musicale, e dice che questi nuovi modelli saranno lanciati “very soon”, quindi molto presto.
Ma la parte probabilmente più interessante per gli artisti è un’altra. I brani creati attraverso questo nuovo modello di Suno, quello sviluppato nell’ambito delle partnership con l’industria musicale, potranno diventare idonei alla distribuzione attraverso Believe e TuneCore.
Detto in maniera ancora più semplice: Suno vuole creare un percorso che parta dalla creazione della musica attraverso l’intelligenza artificiale e possa arrivare direttamente alla distribuzione sulle piattaforme digitali.
Attenzione, però, perché c’è una distinzione importante. Il comunicato non dice che da oggi qualsiasi canzone realizzata con qualsiasi versione di Suno potrà automaticamente essere distribuita attraverso TuneCore. Parla dei nuovi modelli che Suno sta sviluppando con i propri partner dell’industria. Ed è un particolare che non va perso per strada.
C’è poi un altro aspetto interessante. Suno sta introducendo strumenti di watermarking e fingerprinting, tecnologie che permettono sostanzialmente di identificare la musica generata attraverso la piattaforma anche quando quella musica esce da Suno e circola altrove. A questo si aggiungono nuovi limiti ai download, pensati per contrastare la produzione e la distribuzione massiva di brani sulle piattaforme di streaming.
Perché tutto questo è importante?
Perché secondo me stiamo assistendo a un cambiamento di prospettiva.
Fino a pochi mesi fa il dibattito sembrava essere quasi esclusivamente questo: la musica generata con l’intelligenza artificiale deve essere accettata dall’industria musicale oppure deve essere tenuta fuori?
Oggi la domanda sta iniziando a diventare diversa: come facciamo a farla entrare nel sistema stabilendo regole, controlli e modelli economici?
Ed è una differenza enorme.
Suno, del resto, nel comunicato ricorda anche il lavoro già avviato con Warner Music Group e BMG. Adesso si aggiungono Believe e TuneCore. Questo non significa che tutti i problemi giuridici ed economici legati all’intelligenza artificiale applicata alla musica siano stati risolti. Siamo molto lontani da questo. Ma significa che una parte importante dell’industria musicale sta cercando di costruire un modello di convivenza con questi strumenti, piuttosto che limitarsi a considerarli un corpo estraneo.
Ed è proprio questo, secondo me, il passaggio da osservare.
Perché la questione non è più soltanto capire se un artista utilizzerà o meno l’intelligenza artificiale. Probabilmente l’AI entrerà sempre di più nei processi creativi, produttivi e distributivi della musica.
La vera partita sarà capire come verrà utilizzata, quali diritti verranno riconosciuti, come saranno gestiti i contenuti utilizzati per addestrare questi sistemi e, soprattutto, chi verrà pagato e in quale misura.
Ed è qui che la questione diventa molto meno tecnologica e molto più musicale, economica e giuridica.
Perché alla fine, come spesso accade quando arriva una tecnologia nuova, il problema non è soltanto capire cosa può fare.
Il problema è capire quali regole vogliamo darle.
Avv. Fabio Falcone
